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Saluti di Don Alberto Lorenzelli PDF Stampa E-mail
Scritto da leonello   
Martedì 24 Gennaio 2012 07:53

lettera ai salesiani, Famiglia Salesia, Laici, giovani e amici

Roma, 24 gennaio 2011

San Francesco di Sales

Carissimi Direttori e Confratelli,

Cari membri della Famiglia salesiana e amici

 

Vi scrivo questa lettera in un momento del tutto singolare, oggi festa di San Francesco di Sales, patrono della nostra Congregazione, il Santo della mansuetudine e della grande passione evangelizzatrice, giorno in cui celebro con immensa gratitudine il dono del Sacerdozio che il Signore benevolmente mi ha concesso 31 anni fa e nel momento in cui, come già tutti siete a conoscenza, il Rettor Maggiore mi ha nominato Ispettore dell’Ispettoria “San Gabriele Arcangelo†in Cile.

Non vi nascondo che è per me come una “rivoluzione copernicanaâ€. Il Signore mi chiede in questo momento di cambiare vita, cultura, tradizioni, lingua, abitudini, ed inserirmi in una geografia nuova, con persone nuove e chiedendomi di essere io stesso una persona nuova. Sento di vivere ciò che Dio stesso ha chiesto ad Abramo: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò†(Gn, 12,1).

 

Di fronte al Rettor Maggiore che mi chiedeva questa disponibilità, ho guardato con occhi di fede, ho chiesto la luce dello Spirito e ho detto di sì, sapendo che nella persona di Don Pascual, dicevo di Sì a Dio e al nostro Padre Don Bosco. Avevo già fatto mie le parole che don Pascual Chavez ci scriveva nella lettera conclusiva della Visita Straordinaria:

“Vorrei che tutti voi leggeste questo dato come una ricchezza e non come una minaccia da cui difendersi e di fronte a cui resistere con motivazioni regionalistiche o di altro genere. E’ un’opportunità per confermare con i fatti la verità della propria donazione totale ed incondizionata a Dio. Egli vuole allargare gli orizzonti del vostro cuore e purificare le vostre intenzioni.

L’obbedienza può esigere a volte “difficili prove d’amoreâ€. Ma è proprio quello “il momento di guardare a Cristo obbediente fino alla morte†ed alla fecondità del grano che muore (Cost. 71). Vi invito, perciò, cari confratelli a mettervi tutti, generosamente, a disposizione del Signore ed a lasciarvi “plasmare†da lui nell’obbedienza. Non vi mancheranno mai, in ciascuna delle regioni, dei confratelli da amare e persone a cui donare le vostre energie apostoliche. E’ il vostro modo per dire “Da mihi animas, cetera tolle†e riandare al cuore del proprio “sì†a Dioâ€.

 

Sì, sono fortemente convinto che al Signore che ci ha chiamati e che ha dato la vita per noi: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna†(Gv 3,16), non si possa non offrire totalmente la nostra vita e metterla a totale disposizione per quello a cui ci ha chiamati e a dare nel nostro piccolo “una prova d’amoreâ€.

L'obbedienza non conduce all'annientamento della persona, ma rappresenta la strada dell'autentica realizzazione e della felicità, presentata da Gesù nelle beatitudini (cf. Mt 5,3-10). Soprattutto la prima, la quarta e la sesta beatitudine illuminano l'atteggiamento dell'obbedienza: “Beati i poveri nel loro spirito, perché di essi è il Regno dei cieli… Beati i miti, perché erediteranno la terra… Beati i puri di cuore perché vedranno Dioâ€. La prima, che racchiude tutte le altre, ci fa riconoscere la piccolezza del nostro essere, del nostro sapere e potere: il nostro essere creature. Questo ci permette di accettare e di godere la cura, la grandezza e la bontà di Dio, Creatore e Padre. La seconda ci fa capire che il successo e l'efficienza (possedere la terra) non si trovano nei progetti di potere e di violenza, ma nella mitezza fraterna, che permette di essere gioiosamente con gli altri e di proporre, senza imporre, il progetto del Regno di Dio. Finalmente, la beatitudine del cuore puro propone di pulire il nostro essere, da tutto quello che impedisce di ascoltare, vedere e seguire la volontà di Dio. È una strada a partire dal cuore, cioè, dall'intimo della persona, per raggiungere l'onestà chiara e serena, che permette di vedere Dio e di identificare la Sua volontà, senza manipolazioni, interessi meschini o paure. Questa è il vero approdo dell'obbedienza: cercare Dio, con cuore puro. Gesù assicura che coloro che Lo cercano così, Lo vedranno.

 

Qui troviamo il punto di partenza della nostra vita d'obbedienza, il modello e la fonte di continua ispirazione e verifica: la vita secondo lo Spirito di Gesù. È Lui che ci rende figli, capaci di ascoltare e di capire il disegno del Padre del cielo, per realizzare, nella nostra esistenza i suoi progetti, nella comunità ecclesiale. Da questo dipende la nostra piena realizzazione come persone e la collaborazione all'avvento del suo Regno.

 

Assumere questo progetto di vita comporta, sull'esempio di Gesù, un atteggiamento di ascolto e di comunione con Dio. Con il cuore purificato dal suo Spirito, si può guardare tutte le cose con chiarezza e libertà. L'obbedienza, però, non è soltanto una questione di visione e comprensione; Gesù parla sempre di fare la volontà del Padre, cioè, di configurare la vita ai suoi piani. Questo esige un cammino concreto di conversione e di disciplina ascetica, per liberarci dall'egoismo e dagli impulsi della nostra natura, in modo da fare vivere in noi Cristo e il suo Progetto. Gesù ci ha insegnato a chiedere costantemente al Padre: "sia fatta la tua volontà". Così ci rendiamo consapevoli che da Lui aspettiamo luce e forza, mentre, con tutto il cuore, ci rendiamo effettivamente disponibili per accogliere e portare a compimento i suoi progetti, tutti i giorni e per tutta la vita.

 

Don Bosco così diceva: “Nessuno è idoneo a comandare se non è capace di obbedire†(Ricordi confidenziali ai Direttori delle Case Salesiane). Cari confratelli, da ciascuno di voi, dalla vostra disponibilità, dalla vostra donazione e consegna, dall’affetto con cui mi avete voluto bene e accettato le mie proposte, ho imparato che, per essere salesiano fino in fondo, bisogna mettersi alla sequela di Gesù in maniera convinta, radicale e autentica. Vi ringrazio perché siete stati per me una “vera scuola†di testimonianza credibile e di fede.

 

Alla vigilia della mia ordinazione sacerdotale ho potuto prepararmi con il mese Ignaziano. Mi rimase impresso il Principio e Fondamento degli Esercizi Spirituali e del discernimento che Sant’Ignazio propone: “L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e, mediante questo, salvare la propria anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono create per l'uomo, e perché lo aiutino a conseguire il fine per cui è creato. Ne segue che l'uomo tanto deve usare di esse, quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono. È perciò necessario renderci liberi rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati†(S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali – ed. San Paolo, p. 29, 2005).

 

Con animo sereno, anche se con un po’ di sofferenza, mi distacco da tante cose, dall’affetto di tante persone e dall’amore per la Circoscrizione “Sacro Cuoreâ€, che ho incominciato ad amare ogni giorno di più, e per la quale continuerò a pregare.

 

Carissimi, vorrei a Dio nostro Padre, esprimere i sentimenti più vivi di riconoscenza e gratitudine: “Che cosa renderò al Signoreper quanto mi ha dato?†(Sl 116). Ho ricevuto molto da Lui, ho avuto tanto dalla Congregazione Salesiana! Quel poco di esperienza che ho acquistato voglio metterla a disposizione della missione e dei fratelli che mi vengono affidati.

 

Esprimo il mio grazie al Rettor Maggiore e al suo Consiglio per le parole di stima e la fiducia che hanno posto in me. Ho potuto apprezzare, ancora una volta, la sollecitudine con cui Don Pascual Chavez segue e accompagna tutta la Congregazione e con quanto amore di Padre segue tutti i suoi figli sparsi nel mondo.

 

Un grazie sentito lo rivolgo alla mia famiglia, che dopo qualche istante di smarrimento, ha saputo dare una grande prova di fede, di disponibilità e affetto.

 

Un grazie al Consiglio Ispettoriale, a ciascuno la mia sincera gratitudine per la condivisione, il sostegno, la fedeltà e la grande testimonianza, i consigli ricevuti, il discernimento, la fraternità e la genuina amicizia. A Don Antonello Sanna e al Consiglio Ispettoriale offrite tutta la vostra disponibilità e collaborazione.

 

A voi carissimi Direttori e a ciascun confratello non ho bisogno di dire molte cose. I sentimenti veri e più profondi sono difficili da esprimere. Mi porto tanti esempi di dedizione, di lavoro infaticabile, di coerenza e testimonianza di vite spese per i giovani e per la gente. Dio vi ripaghi di tutto questo bene e faccia scendere su ciascuno di voi copiose benedizioni.

 

Alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Monasteri claustrali che accompagnano con la preghiera la nostra Ispettoria il mio grazie va soprattutto per il dono di comunione che abbiamo costruito in questi anni e la profonda simbiosi spirituale che ci ha legati.

 

Mi passano davanti tanti volti: sono quelli dei membri della Famiglia Salesiana, i nostri laici collaboratori e persone che ho incontrato in questi anni, i miei exallievi e le tante persone care con cui ho condiviso esperienze, incontri e colloqui. Grazie!

 

Ai giovani del MGS chiedo di continuare il cammino intrapreso. Il prossimo Forum di Loreto sia una grande esplosione del vostro protagonismo, la vostra vitalità, l’impegno, la fede per essere apostoli di tanti altri giovani. Vivete il presente, guardate al futuro, costruite dentro di voi personalità libere, autentiche, umane e controcorrente. Sappiate che il vostro essere giovani è la ragione di vita per ciascun salesiano. Con voi e per voi vogliamo dare la vita, come Don Bosco, “fino all’ultimo respiroâ€.

 

E ora guardo con affetto e speranza all’Ispettoria del Cile, ai confratelli, ai numerosi collaboratori e membri della Famiglia Salesiana, ai giovani presenti nelle 32 opere ricche di storia, frutto dei sogni missionari di Don Bosco, costruita da intrepidi missionari salesiani della prima ora (Card. Cagliero, Mons. Fagnano, Mons. Costamagna…) e ad altri che hanno dato molto alla Congregazione (Don Pietro Berruti, Don Egidio Viganò, Don Giovenale Dho, Don Sergio Cuevas, il Card. Silva Henriquez e l’attuale Arcivescovo di Santiago Mons. Riccardo Ezzati). Ringrazio i confratelli per la calorosa accoglienza attraverso i numerosi messaggi di affetto e stima che mi hanno fatto pervenire al momento della mia nomina. Ad essi, scrivendo la mia prima lettera di saluto, dicevo che una parte del mio cuore, per nascita, è argentina, una parte è italiana e ora una parte incomincia ad essere cilena.

Nel concludere questa mia lettera, non credo di dover chiedere perdono a nessuno, perché nel mio cuore non ho coltivato rancori e ho sempre cercato il bene di tutti. Chiedo scusa se involontariamente, attraverso le mie parole o qualche gesto, possa aver offeso qualcuno. Dico il mio kyrie eleison!

 

Carissimi, accettare di condividere le acque del proprio pozzo, sotto l'orientamento di altri, non è soltanto una bella immagine poetica. Significa spesso un realismo che può essere provocante e doloroso, tanto per chi deve orientare, come per chi deve obbedire. Tuttavia queste situazioni possono convertirsi in momenti di grande liberazione e comunione. Nel giardino degli ulivi, né il Padre è crudele nel proporre a Gesù di bere il calice del proprio dono fino alla morte, né Gesù è cieco o masochista nell'accettazione della Sua volontà. Tutti e due, in modi diversi, comunicano il progetto di offrire la vita al mondo. Il disegno del Padre conferisce significato al sacrificio di Gesù e trasforma la sua obbedienza e la sua morte in evento di suprema libertà e vita, per Lui e per il mondo.

 

Alla scuola di Don Bosco, abbiamo imparato a modellare la nostra vita e i nostri progetti secondo il Cuore filiale di Cristo, obbediente al Padre e fraternamente solidale con gli uomini, fino a offrire per loro la propria vita. Questo è lo stile della nostra obbedienza e di tutta la nostra vita come consacrati salesiani, nei ruoli di responsabilità e di servizio che siamo chiamati a svolgere nella Congregazione e nella Chiesa.

 

In questo tempo di preparazione al Bicentenario della nascita del nostro Padre Don Bosco siamo invitati a studiarlo con la mente e il cuore per conoscerlo più profondamente e imitarlo più fedelmente nella sua passione per la salvezza dei giovani. Lasciamo che Dio purifichi e trasformi i nostri cuori, per capire i cammini del Padre, trovare fraternamente le decisioni giuste e metterci, insieme e con disponibilità, al servizio del suo Regno, in tutto il mondo.

Fraternamente, il mio riconoscente e affettuoso saluto, vi chiedo di accompagnarmi e di sostenermi con la preghiera.

 

 

Don Alberto Lorenzelli

 
 

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